mercoledì, ottobre 11, 2006

SUGH D'UVVA


...IL SUGO D'UVA....

chissà in quanti lo fanno e in quanti hanno un ricordo infantile di questo dolce contadino.

In campagna non si stava tanto a badare al tipo di vitigno: l'uva che non era adattissima ad essere spremuta, veniva presa dai ragazzi, pigiata a mano in un colino, fino ad averne una buona quantità di succo.
Con questo, aggiungendo farina e, se necessario, zucchero, si preparava un budino favoloso.

Ora, che possiamo, usiamo mosto fresco di 1° qualità e lo preparo così:

- 1 L di mosto fresco

- 100 g di zucchero semolato (non uso uva moscato)
- 100 g di farina
Stempero tutto a freddo e porto lentamente ad ebollizione; faccio bollire per 3 minuti, continuando a mescolare, poi verso in stampi.


Quando sarà freddo, gustatelo a copiose cucchiaiate, di quelle che ti gnfiano le guance.....

.....oltre ad un buon dolce, fate un carico di storia contadina.

artificio

12 commenti:

davide ha detto...

Il sugoooooo!!!

Complimenti per il blog.

Anonimo ha detto...

Lo abbiamo fatto ieri sera, una bonta'. Mi fà ricordare la mia infanzia: Ciao baci Mara

ape ha detto...

Il Mosto cotto:
lo faceva mia nonna ed ora continua a farlo mia madre nei gg successivi la vendemmia.

viruta ha detto...

che bello i sughi!!! un caro ricordo di mia nonna che li faceva, li versava nei piatti e diceva che si dovevano mangiare dopo un paio di giorni cioè quando al centro affioravano dei cristallini (di zucchero?). una bontà semplice ma ad alta soddisfazione. grazie per questo regalo.
viruta

berso ha detto...

QUANTI NUOVI ARRIVI!
Benvenuti a Davide ed a Viruta.
Nello specifico, grazie al primo per i complimenti al mio blog-rustico e a Viruta dico che i cristalli che vedevi affiorare in superficie sono un principio di fermentazione del vino, che danno un tocco acidulo al sugo d'uva.

Cinciarella ha detto...

In effetti per me è difficile reperire il mosto fresco... :S sob...

gli scribacchini ha detto...

sugui la chaimava la mia nonna.
I valdostani hanno imparato a vinificare (molto bene) solo negli ultimi anni e, quando mia nonna faceva i sugui, riusciva a trovare solo mosto di un vino che sarebbe diventato acido. Mamma com'era buono quel dolce asprigno.
Remy

viruta ha detto...

grazie per il benvenuto.
visito il tuo blog silenziosamente già da un po' ma il ricordo dei sughi mi ha fatto uscire allo scoperto! la mia nonna era di finale emilia ma purtroppo le mie origini padane si sono ormai molto diluite...
... e vabbè!
secondo te allora è meglio mangiarli subito o aspettare? è solo una questione di gusto? e il mosto deve essere freschissimo o fino a quanti giorni dopo può essere utilizzato?
grazie in anticipo per le dritte che mi darai.

berso ha detto...

a me piace mangiarlo appena fatto. Ricordo che anche mia nonna mi diceva di aspettare qualche giorno, ed ho una mia teoria....
più si aspetta con l'acquolina, più il gusto sarà speciale ed inoltre fermentando con gli zuccheri (se c'è qualche esperto mi corregga) diventa un filo più alcoolico; quindi assuefazione da sugo!
potrebbe essere?

berso ha detto...

chiedo scusa....
dipendenza da sugo, volevo dire.
:-)

PiB ha detto...

OK ORA LO SO TUTTI MI GUARDERANNO COME PER DIRE..MA DAI!!!!

IO ILSUGO D'UVA NON LO CONOSCEVO

Gloricetta ha detto...

Che meraviglia una scodella di mosto!!! Io, ho abbastanza anni per ricordare la pigiatura con i piedi che facevano il mio nonno e il mio papà. Dalla prima piagiatura si prendeva una zuppiera di mosto nerissimo e profumato e veniva cotto come tu descrivi.
Una volta raffreddato si formava in superficie una pellicola, e se lasciato riposare alcuni giorni, formava il "fiore". Cioè una tipica muffetta bianca che rendeva un pò acido il gusto. Io lo preparo ancora con il mosto che mi porta il mio papà dalla cantina per cui lavora, ma essendo pigiato con le nuove tecnologie, ha un colore più chiaro ed è meno denso.E' rimasto comunque un' pò il gusto della mia infanzia. Glò