venerdì, novembre 03, 2006

RISOTTO AL TARTUFO BIANCO



"... Sai tu che effetti fa l'amore? Che? bestia! Quelli del Tartufo: Che a' giovani fa rizzar la ventura e a' vecchi tirar coregge. Ah! ah! ah! ..." (B. Dovizi - Bibbiena 1470 - Roma 1520, "La calandra")

Con queste righe dò il benvenuto al protagonosta indiscusso del periodo autunnale: IL TARTUFO BIANCO.

In queste settimane, i tartufai si affidano al fiuto dei loro amici a quattro zampe per poter trovare l'ambito, esoso, redditizio TUBER MAGNATUM.
Col tartufo bianco si possono preparare svariate pietanze, ma le classiche uova all'occhio di bue o i tagliolini o il risotto, imperversano in questo
periodo nei ristoranti.
La prima ricetta che voglio segnalarvi è quella del risotto al tartufo.
Io prima di preparare il risotto, faccio una crema di melanzana, che aggiungerò a metà cottura, al fine di dare più sapore al risotto.

Quindi:
1 scalogno
olio d'oliva
100 g di melanzana pelata

q.b. brodo vegetale
Fate stufare lo scalogno, aggiungete la melanzana a cubetti e bagnate con il brodo. Lasciate cuocere per 20 minuti, salate pepate ed unite, se le avete, delle bricioline di tartufo, rimaste dalla pulizia o dalle vecchie fette.
Passate al mixer e ricavatene una crema.
RISOTTO:
1 scalogno
50 g di burro
1 rametto intero di prezzemolo

160 g di riso vialone nano
q.b. brodo vegetale
3 cucchiai di crema di melanzane
tartufo bianco a volontà
Il procedimento è quello classico per il risotto. Mantecate con formaggio grattugiato (io consiglio del Parmigiano Reggiano giovane o del Montasio) e scagliate abbondante tartufo.


Due notizie sul tartufo:

Il tartufo bianco pregiato, nome scientifico TUBER MAGNATUM PICO. E' considerato il tartufo per antonomasia perché riveste un'importanza commerciale notevole. Conosciuto anche come Tartufo d'Alba o del Piemonte perchè cresce in abbondanza soprattutto in questa regione (Monferrato e Langhe), ma lo si trova anche se in minima parte in alcune aree dell'Italia centrale e nel sud della Francia. Alba lo ha battezzato, ma nel Piemonte é presente in tutto il Monferrato, Langhe e Roero ed in parte della collina torinese.
Esso ha un aspetto globoso, con numerose depressioni sul peridio che lo rendono irregolare. La superficie esterna é liscia e leggermente vellutata. Il colore varia dall'ocra pallido al crema scuro fino al verdastro. La sua carne o gleba é inconfondibile e si presenta bianca e giallo grigiastra con sottili venature bianche. Il suo profumo piacevolmente aromatico ma diverso dall'agliaceo degli altri tartufi lo rende unico nel suo genere. Vive in simbiosi con quercie, tigli, pioppi e salici e raramente lo si trova in concomitanza ad altri tartufi. Il tartufo bianco, per nascere e svilupparsi ha bisogno di terreni particolari con condizioni climatiche altrettanto particolari: Il suolo deve essere soffice e umido per la gran parte dell'anno, deve essere ricco di calcio e con una buona circolazione di aria. E' quindi intuibile che non tutti i terreni presentino queste caratteristiche e proprio questi fattori ambientali fanno si che il tartufo bianco diventi un frutto raro quanto ambito. La raccolta è da Settembre a Dicembre.

6 commenti:

violacea ha detto...

che bello che bello! lo sai che anch'io avevo parlato di tatrufi? anche se i miei quaggiù sono molto molto meno nobili del tuo bel tartufino bianco!
L'aggiunta di crema di melanzane mi sembra una cosa eccellente...

berso ha detto...

CHE PIACERE RISENTIRTIIIIIIIII!
è una vita che non giro per blog.
come avrai visto ho modificato, archiviato, perso e rifatto il blog.
Un casino.
Ma ora che sarò obbligatoriamente fermo per 20 gg, riprendo tutto.
------------------------------
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
------------------------------
Per chi volesse passare a BLOGGER BETA, consigliodi farlo, ma di salvare il vecchio modello. Poi si può rimettere tutto, ma il processo è facilitato.
chiedete se lo ritenete opportuno.

Gloricetta ha detto...

Finalmente un pò di attività blogghifera. Mi mancavano le tue ricette!! In bocca al lupo per il tuo infortunio.Rimettiti presto.Ma il ristorante "Al Vèdel" di Colorno, è dove tu presti la tua opera artificia? Glò

berso ha detto...

Esatto Gloricetta. Lavoro al ristorante Al Vèdel a Colorno, per ora.
Nel senso che se mi spacco un'altra volta a giocare a calcio mi sbattono fuori dalla porta! :-D

Jazzer ha detto...

Oh, si vede che non c'hai nulla da fare! Due post belli corposi in due giorni! Mi sa che questo blog vivrà di una nuova vita finché il gambone non ritorna normale! :-)

Scribacchini ha detto...

Secondo me e, visto come scrivi, tu questi tuberi te li fumi. Chiamo Lostupido e Chemist a testimoni di questa mia intuizione.
Remy